(nella traduzione di Boetio)
Sembra che né il genere né la specie abbiano un significato univoco. Si dice, difatti, genere un insieme di realtà che si trovano in relazione con un unico termine e quindi tra loro: in questo senso si parla di genere degli Ereclidi, poiché discendenti da uno solo, Erecle, e dell’insieme di questi che hanno una relazione vicendevole, derivante dalla parentela con il primo, denominati in maniera da essere distinti da ogni altro genere. Ma genere si dice anche in un altro senso, per indicare il principio della generazione di ogni realtà, sia esso il generante o il luogo in cui un qualcosa è stato generato. Perciò diciamo sia che Oreste è stato generato da Tantalo, e Ilio da Erecle, sia che Pindro è Telheirese di genere, e Fiatone è Ioliano; difatti la patria è in un certo senso il principio della generazione di ciascuno, nel medesimo modo del padre. Sembra che tale sia il significato più diffuso: sono difatti detti Ereclidi i discendenti del genere di Erecle, e Cecropidi quelli di Cecrope ed i loro parenti. Prima è stato detto genere il principio della generazione di ogni realtà, e successivamente l’insieme di quelli che discendono dallo stesso principio, come, ad esempio, da Erecle; circoscrivendoli e separandoli dagli altri, abbiamo denominato tale insieme il genere degli Ereclidi.
Ma genere si dice ancora in un ulteriore senso, cioè ciò a cui la specie è subordinata, forse per somiglianza con i casi succitati; difatti, in tal senso, il genere è in un qualche modo il principio delle specie che a questo sono subordinate, e sembra contenere la molteplicità di tali specie. Se perciò sono tre i significati di genere, esclusivamente il terzo significato è argomento dei filosofi. Esaminandolo, questi ci hanno tramandato questa definizione: «il genere è ciò che si predica di più realtà che differiscono per specie, per quel che riguarda l'essenza», ad esempio «animale». Alcuni predicati si dicono di un solo soggetto, e si tratta degli individui, ad esempio «Porfirio», «egli», «esso»; altri, invece, si dicono di più soggetti, e si tratta dei generi, delle specie, delle differenze, dei propri e degli accidenti, che hanno caratteristiche comuni, non limitate ad un unico individuo. Un esempio di genere è «animale», un esempio di specie è «uomo», un esempio di differenza è «razionale», un esempio di proprio è «capace di ridere», esempi di accidente sono «bianco», «nero», «essere seduto».
Perciò i generi sono differenti dai predicabili di un solo individuo, perché sono predicabili di più soggetti, e differiscono anche dalle specie, predicabili di più soggetti, poiché le specie sono predicabili di più soggetti che differiscono non per specie, ma per numero: «uomo», difatti, essendo specie, si predica di «Porfirio» e di «Willelm», i quali differiscono reciprocamente non per specie, ma per numero; «animale», invece, essendo genere, si predica di «uomo», di «bue» e di «cavallo», i quali differiscono tra di loro non solamente per numero, ma anche per specie. Il genere si differenzia anche dal proprio, poiché il proprio si predica della sola specie di cui è proprio e degli individui che a tale specie appartengono, come, ad esempio, la «capacità di ridere» è propria solo della specie «uomo» e degli uomini individuali; invece il genere non si predica di una sola specie, ma di molte specie diverse. Il genere, per finire, differisce anche dalla differenza e dagli accidenti comuni, perché, anche se le differenze e gli accidenti comuni si predicano di più soggetti differenti per specie, nonostante questo, non si predicano relativamente all’essenza. Qualora, difatti, ci chiediamo in quale maniera si predicano, diciamo che si predicano non relativamente all’essenza, ma piuttosto relativamente alla qualità. Difatti alla domanda «com’è l'uomo», rispondiamo che è «razionale», e a «com’è il corvo», rispondiamo che è «nero»: «razionale» è differenza, mentre «nero» è accidente. Invece, se ci chiedono «che cosa è l’uomo», rispondiamo che è «animale»: «animale», difatti, è genere di «uomo».
Ne deriva che l’essere predicato di più soggetti distingue il genere dai predicabili di un solo individuo; che l’essere predicato di soggetti che differiscono per specie lo distingue dai predicabili come le specie o come i propri; e che l’essere predicato in relazione all’essenza lo distingue dalle differenze e dagli accidenti comuni, che invece si predicano non in relazione all’essenza, ma in relazione alla qualità o ad una qualunque altra caratteristica dei soggetti dei quali sono predicati.
Questa descrizione della nozione di genere non ha nulla di superfluo e nulla di mancante.