Attenzione!! Quelli che seguono sono solo appunti
-Egli non è Giusto. Egli è la Giustizia.- [lettera del Profeta al Questore]
le guerre cultiste esplodono con l’affermarsi del concetto di differenza tra bene strumentale e bene assoluto. I segaci di Mynbruje non possono accettare l’esistenza del primo ed affemano esistere un bene sempre valido. In concomitanza si impone sulla scena un questore che interpreta in modo sottilmente diverso due leggi tramandate dal Primo profeta: Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Ama il prossimo tuo. Considerata l’esistenza di un’anima immortale che sarà salvata o maledetta in base al giudizio di Mynbruje e dato che questo giudizio dipende dalle azioni scelte liberamente (esistenza del libero arbitrio), ne consegue che rispetto al bene dell’anima immortale il bene materiale è infinitamente minore. Quindi è lecito imporre sofferenze alla carne, nel tentativo di salvare l’anima dato che la beatitudine eterna di quest’ultima non ha prezzo. “Il non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” diventa “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Dato che chi crede in Mynbruje preferirebbe patire atroci sofferenze piuttosto che rinnegare il proprio credo, questo implica che è giusto far patire atroci sofferenze a chi lo ha rinnegato. Nasce l’inquisizione. Inizialmente l’azione è limitata ai seguaci dei culti “malvagi”, in special modo quelli di vestral che distorcono e conducono ala sofferenza. Una setta però estende il valore del Questore di cui sopra e conduce il proprio attacco anche verso ogni altro culto. L’intervento dell’Impero ed un gran rogo porrà fine alla vicenda velocemente, anche grazie all’implacabile aiuto dei seguaci di Mynbruje Scolastici, che vogliono dimostrare la loro determinazione nel punire chi eccede.