IOLIA: popolazione urbana(interna alle mura) circa 100'000 abitanti, di cui circa il 20% di mezz’uomini e nani, qualche migliaio di elfi e gnomi ed il resto umani.
Culti principali: all’interno dell’area ristretta della città trovano posto i principali templi di tutti i culti legali: qui si riuniscono i Priori ed i sommi Sacerdoti di ogni Ordine, Culto o Credo.
Commerci: (vedi di seguito)
Geografia del ducato: Il ducato di Iolia è probabilmente il più piccolo in termini di territorio amministrato, ma certamente è il più densamente abitato. Nella zona settentrionale di questa terra pianeggiante e fertilissima sono tantissime le fattorie e le piccole rocche di vassalli sorte al centro di villaggi agricoli di poche decine di abitanti. Tradizionalmente disabitata è invece la zona circostante le rovine di una antica città fortificata espugnata dagli elfi durante la guerra per le razze: mai ricostruita perché fosse da monito alle generazioni future è in realtà stata lentamente dimenticata, tanto che ad oggi ben pochi conoscono il nome originale di quella che un tempo era una gloriosa cittadina umana. La zona meridionale invece, che si appoggia dolcemente sulle rive del fiume Làzward comprendendone anche il delta è un continuo susseguirsi di piccoli insediamenti urbani che affiancano le botteghe di artigiani alle fattorie di allevatori e contadini: il richiamo qui è esercitato dai traffici continui di uomini e merci lungo la strada carovaniera che collega Borgo Chorollis e la Capitale distanti due o tre giorni di viaggio a piedi. Da ormai oltre un secolo la Capitale Iolia utilizza la città di Borgo Chorollis come centro in cui tenere le grandi fiere e stringere gli accordi commerciali più importanti. Le merci seguono un doppio percorso perfettamente simmetrico: gli accordi vengono fatti nella città di Borgo Chorollis, quindi le merci raggiungono il porto di Iolia dal mare dirette verso l’interno o dall’interno se dirette verso i ducati costieri più lontani o le città della Repubblica. Questa politica ha permesso alla città capitale di continuare a gestire il passaggio delle merci, evitando però gli inconvenienti procurati dal numero consistente di mercanti e di forestieri attirati dalle fiere e dagli immancabili malviventi al seguito dei primi. Se la zona interna alle mura della città capitale conta circa centomila persone, la popolazione può essere considerata forse anche doppia se vengono sommati a questo numero gli abitanti dei borghi sorti immediatamente fuori le mura o a pochi chilometri di distanza in ogni direzione: anche i terreni di quelle che un tempo erano le lussureggianti isole generate dal delta del Làzward, oggi si presentano prevalentemente come zone coltivate o abitate.
La città: Orgoglio e vanto della città sono in particolare le opere di fortificazione che la contraddistinguono; ci sono solo tre modi di accede alla città: le mura offrono due varchi protetti dalle Porte cittadine, una a nord ed una ad ovest, mentre la terza via è quella del mare, trovando riparo nel porto, separato dal resto della città dalla seconda cinta muraria.
Giungendo da terra ci si trova davanti alle mura esterne: alte circa dieci metri, spesse circa tre, provviste di camminamenti interni ed esterni e di piccole torri di avvistamento e difensive sulla parte interna delle mura. Passando tra due enormi bastioni difensivi, è possibile attraversare l’antiporta cittadina, struttura monolitica costruita in pietra e ferro, raggiungendo il fossato che separa i due anelli di cinta. Largo quasi una decina di metri, è stato realizzando deviando le acque del Làzward in un canale artificiale che circonda l’intera città scorrendo tra le mura fino al mare: è così profondo da essere usato spesso anche per la pesca, soprattutto in prossimità della zona del porto.
Superato il canale grazie ad un solido ponte in muratura, si raggiungono le porte interne, costruite in legno, ma decorate dagli artigiani nel corso dei secoli con placche in metallo raffiguranti grandi battaglie ed eroi ormai perduti. Anche in questo caso le porte sono strette tra due bastioni, ma a differenza dei primi questi appaiono più piccoli, ma più alti di qualche metro. Tutto l’anello interno è stato concepito secondo questo modello: le mura sono alte circa una dozzina di metri, ma sono troppo strette per consentire il movimento dei soldati. In compenso le molte torri svettano più in alto delle corrispettive esterne presentando feritoie nelle quali trovano posto baliste ed altre macchine da guerra appositamente ideate per essere integrate nell’intera opera difensiva cittadina.
Abbandonate le porte, se si è entrati da nord, ci si può perdere tra i mille vicoli della contrada degli artisti con le sue misere case in legno addossate le une alle altre fino all’inverosimile e le fondamenta poggiate su un sottosuolo negli anni scavato dai cittadini nani ed umani. I bardi cantano di mille avventure che sarebbero nate in queste vie per poi proseguire al di sotto del suolo intrecciando loschi interessi a fortune acquisite improvvisamente ed altrettanto velocemente perse.
Attraversando le porte ad ovest invece si entra in un grande viale che taglia in due la città separando la contrada della spada a nord dalla contrada dell’arcano a sud, chiudendosi sul frontale del Palazzo del Governo. Qui ha sede il Senato e risiede lo stesso Imperatore quando, come accade spesso, si trova in città.
Oltre alle menzionate tre contrade, vanno considerate la contrada “dei mercanti” sorta, come è intuibile, a contatto con il porto e soprattutto il distretto di Governo, una sorta di città nella città, separata dall’abitato da una ulteriore cinta di mura, questa volta dal chiaro intento decorativo più che difensivo. Vi è solo un accesso che consente di entrare all’interno del distretto ed è aperto al libero passaggio di cittadini e forestieri solo in alcuni periodi dell’anno: in realtà sono moltissime le figure autorizzate ad entrare in quest’area ristretta della città e per i motivi più disparati, per cui salvo occasioni particolari, è vero affermare che i controlli sono piuttosto blandi.
La situazione non potrebbe d’altra parte essere gestita in altro modo: all’interno del distretto sono stati edificati alcuni tra gli edifici più importanti e celebri di tutto l’impero: oltre al menzionato Palazzo del Governo ed il Palazzo delle Contrade, deputato all’amministrazione della città, si trovano i templi secolari dedicati ai culti delle divinità degli elementi ed i templi più “recenti” dei culti devoti a Phann, Chorrolis, Floranus, Garlen, Mynbruje, e Upandal. I templi sono stati edificati sul terreno consacrato originariamente usato come cimitero interno alle mura, poi divenuto una sorta di giardino monumentale dove oggi teologi e filosofi si riuniscono e passeggiano discutendo delle proprie intuizioni e dell’interpretazione dei Segni divini. Nel Distretto trovano anche posto altri palazzi dedicati all’amministrazione dell’Impero: in un breve elenco riportiamo quello dedicato all’esercito imperiale, quello delle arti e dei mestieri, il palazzo delle corporazioni, il palazzo della Lega Mercantile ed infine la più grande biblioteca conosciuta tra gli umani.
Il Porto: Qualche parola deve essere spesa su questo che è stato in passato ed è tuttora il centro economico della città ed il punto di passaggio di uomini e merci diretti in qualsiasi altro luogo dell’Impero. Si tratta di un’opera quasi interamente artificiale di fortificazioni e pontili che si intersecano e saldano gli uni agli altri. Giungendo dal mare si ha la sensazione di attraversare il collo di una bottiglia tenuti sotto controllo da torrette e dagli uomini di ronda sulle mura e l’intero porto può essere bloccato sollevando con argani una grande catena che blocca l’accesso e l’uscita di navi. Quando il porto si allarga improvvisamente allora si mostra nel suo continuo brulicare di uomini e navi: sui moli il ritmo delle attività è frenetico e di solito spaventa chi provenga da cittadine di piccole dimensioni. Il caos sembra regnare incontrastato, ma avendo la possibilità di osservare con calma si riesce a distinguere un ordine ed una ritualità solide e consolidate tra la gente del porto che consentono la gestione della mole enorme di lavoro generata dai traffici marittimi.
La Storia: Riassumere la storia legata a questa città vorrebbe dire cercare di riassumere gli eventi che hanno coinvolto l’intera razza umana, in buona parte ormai dimenticati con il passare delle generazioni. Si ricorda in questo caso come Iolia non sia stata in effetti il primo insediamento umano nel continente di Elenbar, al contrario è stata fondata probabilmente dalla potente famiglia degli Yol pochi anni dopo lo sbarco. Guadagnò il soprannome di “città Bianca” al termine della guerra delle razze essendo uscita vincitrice dall’assedio ad opera degli elfi grazie alle risorse offerte dal mare: in questo periodo comincia contestualmente ad essere rilevante l’influenza della Lega Mercantile in città, oggi ridimensionata notevolmente a causa dell’appoggio politico ed economico fornito dalla stessa alla Repubblica Marinara di Telheiras. La fama di città inespugnabile è stata poi confermata nei primi anni del V° secolo dopo lo sbarco, quando diversi draghi posero sotto assedio la città: le mura esterne caddero e molti edifici all’interno furono distrutti dalle fiamme, ma la città resistette fino a quando la battaglia non mutò campo di battaglia spostandosi alle pendici della Sierra Lucente.
Ricostruita pezzo per pezzo negli anni dell’Impero, oggi la città vive una seconda rinascita grazie anche alla competizione con gli sfarzi di Porto Telheiras a cui i cittadini di Iolia non vogliono essere da meno sotto nessun punto di vista.