Popolazione insediamento maggiore: 34’000
Culti principali: Rigel, Liliolth, Floranus
La regione nasce dove le grandi montagne dell’ I’Nnar’en’Arda si tuffano nell’oceano creando le imponenti scogliere brune la cui roccia scura, quasi nera, segna il confine tra il territorio umano e quello elfico.
Seguendo la costa verso nord le scogliere degradano lentamente fino a divenire spiagge di sabbia anch’essa scura, isolate di solito dall’entroterra da un salto di molti metri come se la terra colpita costantemente dalle onde del mare avesse voluto elevare un muro di difesa che per chilometri segue sempre uguale a se stesso la costa impedendo alle mareggiate di invadere la brughiera che contraddistingue l’intera regione. Questo è infatti l’aspetto dell’entroterra della regione: le montagne cedono il passo a bassi monti, poi a colline e quindi ad una pianura di cui non è possibile vedere la fine, a nord, fino alla regione di Ndor’en Duin (o Duindor a seconda di chi lo pronunci): qui inizia il regno incontrastato degli elfi orientali, quel territorio che più a nord è così ricco di fiumi e laghi, nella sua zona più meridionale appare inospitale, inadatto alla coltivazione, aspro, caratterizzato da un cielo spesso coperto di nubi e dove la nebbia è a volte così fitta da impedire l’orientamento anche ad un elfo che ben conosca quelle terre.
Ma la pioggia o la nebbia non durano mai a lungo ed il tempo cambia continuamente: quando il sole trova uno spiraglio tra le nubi, allora la terra sembra splendere di un colore smeraldino ed il cielo si colora dei colori dell’arcobaleno.
Arowen è carica di fascino per gli elfi che la abitano: è considerato un luogo mistico e propiziatorio: la popolazione si è spinta soprattutto ad abitare la costa e le poche insenature che consentono l’attracco sicuro delle navi. La più grande di queste insenature si insinua nella terra per quasi venti chilometri dove il territorio non è ancora pianeggiante assumendo la forma della testa di un lupo nell’atto di ululare. Raccontano le leggende che la prima volta che gli elfi decisero di edificare le loro case sul fondo della radura, dove si troverebbe la “bocca” del lupo, il mare era ghiacciato e un forte vento gelido si insinuava tra i monti, ululando come se fosse la stessa insenatura ad emettere quel verso cupo. Gli elfi attribuirono a quel segno un significato mistico positivo, legato all’animale iniziatico per i cacciatori, così decisero di chiamare l’intero luogo la “Bianca testa di lupo”, ovvero “Nim Dol’en Draug” nome che è giunto fino ad oggi.
Oggi quell’insediamento nella parte più nascosta dell’insenatura conta almeno 30'000 elfi, principalmente orientali, che vincono principalmente di pesca e caccia nell’entroterra e con difficoltà riescono a coltivare lo stretto indispensabile.
Si tratta di una popolazione particolarmente fiera, nobile negli atteggiamenti e soprattutto profondamente religiosa: ogni atto è compiuto dopo aver reso grazie alla divinità venerata. I chierici di Rigel, Liliolth e Floranus sono tenuti in altissima considerazione ed il loro consiglio è richiesto sovente dalla comunità che così indirizza i propri sforzi secondo quanto disposto dalle forze divine a cui è devota.
I pochi pirati e predoni umani che, sentendo di queste descrizioni, hanno pensato di poter approfittare di una popolazione inerme ed hanno provato ad assaltare la regione, hanno scoperto a loro spese quanto fosse falsa questa idea. La regione è mirabilmente protetta dal mare e gli elfi orientali controllano tutte le poche insenature utili all’attracco, difendendole con postazioni fortificate in solida muratura costruite in modo tale da confondersi il più possibile con l’ambiente selvaggio che le circonda. Al loro interno trovano posto non solo elfi armati ed addestrati, ma gli stessi chierici che con le loro preghiere difendono la propria gente e se necessario colpiscono i nemici con una forza difficilmente resistibile.
La popolazione di questa regione si considera di solito distante da quanto accade nel resto del continente, in un atteggiamento tipico degli elfi orientali, l’attenzione è concentrata sulla comunità e sul migliorare sotto ogni aspetto, sia esso etico, artistico o relativo al proprio mestiere.