Breve storia: La razza dei nani proviene, come quella degli uomini, dal “vecchio continente” ovvero da quelle terre nelle quali si svolsero alcune delle battaglie tra gli Dei durante la guerra per la Vita e che si conclusero approssimativamente all’inizio del primo secolo prima dello sbarco. Come accennato in altre sezioni di questo lavoro, i nani solo in tempi relativamente recenti (dal loro punto di vista una sola generazione) hanno deciso di riunire la loro nazione sotto Istituzioni interamente controllate da loro. In realtà circa un terzo della nazione nanica vive ancora in perfetta integrazione nella Federazione o nell’Impero e quindi non ci si deve sorprendere se nani e uomini hanno seguito fianco a fianco il medesimo percorso.
Se però gli eventi che hanno coinvolto le due razze sono pressoché gli stessi, diverso è il modo di ricordarli e di raccontarli. I nani non gradiscono ricostruzioni causali degli eventi in cui vengano ricercate delle motivazioni strutturali per questo o quel fenomeno, come invece sembrano fare più di frequente gli umani. Al contrario il nano è affascinato dal racconto epico del singolo evento che esalti i valori morali dei singoli o del gruppo ed in questo modo sia da insegnamento per le generazioni future. Basti pensare che il complesso “periodo dei disordini” è ricordato con ballate riguardanti singoli eventi come “L’assedio di Verargen nel ducato di Rupescissa” (ora ducato di Klantyre), “La presa della Rocca di ValVria”, “La liberazione del passo di Torenth” e ovviamente “La Resistenza di Azaghâl”, raccontata in decine di modi diversi, ponendo l’accento sui singoli o sulle azioni corali, è certamente l’evento più raccontato nel Mito nanico.
La battaglia e la barba: E’ difficile per qualunque creatura accostarsi alla visione che i nani hanno della battaglia. In apparenza essi seguono un comportamento contrastante: adorano la battaglia, ma non sopportano la ferma dell’esercito, combattono senza sosta finché la battaglia non sia vinta o finché non abbiano trovato la morte, ma rifiutano alcune strategie militari come gli attacchi di sorpresa, gli agguati e le tattiche di guerriglia, si espongono audaci agli effetti nefasti degli incantesimi degli avversari, ma rifiutano fermamente l’aiuto di maghi alleati sia nelle fasi preliminari sia durante la battaglia, secondo alcuni comandanti umani i nani in battaglia si presentano come “caoticamente disciplinati. Essi [i nani] sono i migliori soldati su questo Piano materiale se l’ordine è di attaccare, i peggiori in assoluto nel ritirarsi: la maggior parte semplicemente rifiuta di farlo e guarda con profondo stupore chi abbia dato l’ordine.”
La barba di un nano è collegata in senso stretto alle battaglie sostenute da chi la porta: nelle acconciature, nelle trecce e negli ornamenti (di solito piccoli anelli o gemme) è possibile leggere il numero delle battaglie, la potenza dei nemici e a volte anche la durata dello scontro ed il luogo. Una barba riccamente adornata è indice di grande valore in battaglia nella difesa della comunità dei nani: grazie a queste acconciature particolari un nano gode di particolare rispetto e in casi eccezionali anche del privilegio di poter parlare in un Concilio che lo ascolti in silenzio (favore riservato solitamente solo ai membri anziani della comunità).
Una ritirata in battaglia è a volte indicata dal taglio di una treccia della barba, mentre un comportamento ritenuto disonorevole può portare alla rasatura completa. Non si tratta però di punizioni inflitte dagli altri nani: un nano ha un senso critico molto elevato nei propri riguardi e con gesti eclatanti di questo tipo indica la consapevolezza dell’errore commesso. In questo caso si tratta del primo passo mosso per essere perdonati dalla comunità che gli concederà “un’altra occasione di intrecciare la barba quando sarà ricresciuta”.
Tra gli uomini c’è chi pensa che la tradizione della barba legata alle battaglie sia un retaggio del passato dei nani e che adesso si dia meno importanza a questo aspetto estetico. E’ possibile che questa idea si sia imposta a causa dell’osservazione dei nani che vivono nell’impero a stretto contatto con gli umani: non è affatto raro vedere nane che decidano di radersi e nani di genere maschile che mantengano la barba relativamente corta seguendo la “moda umana”. Bisogna però ricordare che quasi mai in questi casi si ha a che fare con nani guerrieri, ma al contrario di solito si tratta di mercanti e artigiani che vogliono in questo modo mostrare la propria apertura culturale accogliendo le usanze umane. Nelle comunità a grande prevalenza di nani l’abitudine di radersi è vista ancora oggi come una stravaganza aliena ai costumi e alla cultura della nazione dei nani: è noto infatti che un uomo ospite di una città mineraria difficilmente potrà fare a meno di far crescere la propria barba. Diversamente sarebbe visto con curiosità e trattato da fanciullo poiché tale è la condizione dei nani senza barba: questa disposizione è storicamente all’origine anche di incomprensioni ed equivoci nei confronti degli elfi e delle donne umane.
Il lavoro, la birra e le risse: Il nano sviluppa sin da giovane una fortissima etica del lavoro che lo accompagna per tutta la vita a prescindere dall’occupazione scelta. Un nano si dedica anima e corpo alla realizzazione degli scopi che si prefigge: difficilmente si dà per vinto, è determinato ed instancabile. Ostinato come in battaglia, egli deve in ogni caso dimostrare a se stesso di averla avuta vinta.
Nonostante ogni nano viva le proprie vittorie e sconfitte in modo strettamente personale, vi è un grande senso della comunità e della solidarietà all’interno della stessa: senza che venga esplicitamente richiesto, la comunità intera (ovvero una parte di un grande Casato o anche più Casati alleati) si offre per aiutare i suoi singoli componenti qualora essi siano in difficoltà. Quando ad esempio c’è da aprire un nuovo ramo nelle miniere o è necessario estrarre una quantità maggiore del solito di un certo minerale o ancora è necessario adempiere in tempo ad una commessa eccezionale di un qualche artefatto (tanto per citare tre esempi comuni), la comunità in un primo tempo si stringe intorno a chi necessita di aiuto ed in seguito tributa a chi è stato aiutato tutti i meriti del successo nel suo campo. Questo atteggiamento impedisce la nascita di rivalità tra i membri della comunità che praticano mestieri simili e consente ai nani di raggiungere traguardi altrimenti impossibili.
La società dei nani è certamente molto coesa, ma la vera causa di questa unità non deve essere cercata probabilmente nell’abilità in battaglia o nella solidarietà sul lavoro. I nani rinsaldano i propri legami costantemente grazie alle fiere bevute di birra e alle frequenti risse che animano la vita delle comunità: ogni momento che non sia passato lavorando viene speso in compagnia dei parenti e degli amici in luoghi pubblici dove è possibile raccontare storie, ascoltare vecchie e nuove ballate e soprattutto bere litri di birra nanica. Si tratta di varie qualità di birra rossa o scura, ad alto tenore alcolico, servite in grandi quantità non solo nelle taverne e nelle locande, ma soprattutto nelle Birrerie, particolari edifici che hanno l’unico scopo di accogliere questi formidabili bevitori. Le birrerie hanno anche la caratteristica di essere spoglie di mobilio: una bevuta abbondante è seguita spesso da una rissa e sarebbe inutile mettere a disposizione sedie e tavoli solo per vederli andare in pezzi due o tre volte la settimana.
Agli occhi di un umano una rissa tra nani non sembra necessitare di motivazioni vere o presunte: è improvvisa, coinvolge tutti i presenti per qualche minuto e termina immediatamente quando il proprietario del luogo offre da bere. Alcuni umani hanno ipotizzato che le risse tra i nani siano in effetti una scusa per far sì che venga offerto l’ennesimo giro di boccali, anche in virtù del fatto che raramente qualcuno sembra mostrare rancore e ancor meno frequentemente c’è chi rimanga ferito in modo grave. Questa ipotesi non rende giustizia però al ruolo sociale che una rissa, in modo misterioso, riesce a coprire all’interno della comunità nanica.