ANNO 553 DOPO LO SBARCO.
ATTI DEGLI INTERROGATORI AGLI ORCHI GORK-KRISH-BRETA', A SEGUITO DELLA SCORRIBANDA DI PONTE ROSSO. RESOCONTO DI PELIS ROOK, PRIMO INQUISITORE DEL MARCHESATO DI PONTE ROSSO.
Gli orchi catturati il mese scorso sono stati a lungo interrogati, e sottoposti a tortura per meglio agevolare la confessione. Per quanto è stato possibile comprendere, a causa della loro lingua e delle loro menti primitive, questo Tribunale esclude la presenza sul territorio del Marchesato e dell'Impero di altre masnade di orchi appartenenti alla stessa scorribanda, o comunque provenienti dal medesimo clan, corrispondente al nome di Gork-Krish-Bretà. Altresì escludiamo che altri degli uomini catturati e ridotti in schiavitù dagli orchi possano ancora essere trovati vivi. Auspichiamo quindi la cessazione dello stato di emergenza ed il rientro dell'esercito, restituendo i prigionieri sopravvissuti nelle mani della Giustizia ordinaria e del Primo Magistrato.
A seguito degli interrogatori questo Tribunale ha avuto modo di ricostruire, per sommi tratti, la storia di questo clan, che ci premuriamo qui di seguito di riportare. Risulta dalle confessioni dei prigionieri che fino a non molto tempo fa esistessero in realtà due clan distinti, ovvero quello di Gork, e quello di Krish-Bretà. Questi due clan si trovavano a coesistere in un territorio limitato, situato sulle montagne che si ergono a sud ovest del Massiccio del Topo, e che prendono il nome di Rocche di Carcan, da molti e molti anni. Riteniamo che questa situazione possa essersi venuta a creare in seguito al consolidamento dell'Impero ed alle campagne di epurazione contro gli orchi condotte dalla Cavalleria Imperiale. Ad ogni modo la ferocia e la bellicosità naturale che contraddistinguono queste creature le coinvolsero in una guerra lunga e mortifera tra i due clan, tanto che interrogati sull'argomento i prigionieri hanno concordemente asserito di essere in guerra “da sempre”.
Sembra che alcuni anni fa, quando ormai i due clan si trovavano sull'orlo della reciproca distruzione, i rispettivi khan addivenirono ad un accordo. La cosa in se è inconsueta, dato che queste creature fanno della guerra, anche se immotivata, la loro prima ragione di vita, ma non impossibile, poiché a volte sono gli animaleschi istinti di conservazione a prevalere in loro. La tregua stipulata durò quanto bastò ai due khan per organizzare un accordo più stabile e duraturo: l'accordo prevedeva che i loro figli maggiori, Brugtur e Dohad, si sposassero, e conseguentemente costituissero la nuova guida di un unico grande clan risultante dalla fusione dei due clan precedentemente in guerra. Brugtur onorò fedelmente la volontà del padre di unificare i clan, mentre pare che Dohad dovette essere praticamente costretta a forza. In ogni caso la nascita del nuovo clan Gork-Krish-Bretà non pose affatto fine alla faida tra le due fazioni.
Il conflitto continuò, seppur non più nella forma di una guerra aperta. I vecchi khan faticarono a mantenere la tregua ed a consolidare il potere nelle mani di Brugtur. Basterà dire che della ventina di figli avuti da Brugtur e Dohad dodici morirono prima ancora di raggiungere l'età adulta, di cui la maggior parte dei quali di morte violenta. I restanti otto però crebbero distinguendosi per forza e ferocia. L'intera casta degli sciamani preesistente di entrambi i clan fu eliminata e rimpiazzata dai figli di Brugtur. Da quanto raccontato dai prigionieri possiamo dedurre che questa fu la chiave del controllo sul clan, esercitato scatenando timori mistici, minacciando maledizioni e vendette divine.
Di particolare importanza fu in questo senso il mito di Kah. Gli sciamani raccontarono al popolo di Gork-Krish-Bretà, durante le loro barbare cerimonie che ricordiamo essere basate su sacrifici rituali e abbondante uso di droghe allucinogene, di come gli dei gli avessero parlato, annunciando l'avvento di Kah, il Vendicatore. Questo essere, dall'imprecisabile natura, sarebbe venuto per unificare tutti i clan dei subumani e condurli vittoriosi contro i loro nemici, fino a dominare tutte le terre conosciute, dando così inizio alla grande era degli orchi. La profezia fece presa sulla natura credulona e superstiziosa degli orchi, allettati con la promessa di future vittorie e massacri bastanti per poter soddisfare persino la loro sete di sangue.
Vi fu solo un altro momento in cui l'integrità del clan fu messa a dura prova. Dopo che l'ultimo dei vecchi khan morì, un gruppo di faziosi pensò di sfruttare il momento per scalzare Brugtur, dotato sicuramente di minor ascendente sul suo popolo. I tre figli maggiori, di fatto gli sciamani che controllavano il clan, furono accusati di essere figli illegittimi, avuti da Dohad da un certo suo cugino. Nelle speranze dei ribelli, lo scisma nella famiglia del khan avrebbe trascinato l'intero clan in guerra e riacceso l'antica faida che ancora consumava l'animo di molti orchi. Difatti Brugtur con i restanti figli non persero tempo, macellando in una sola notte un numero enorme di quanti avrebbero potuto opporsi al loro potere. L'episodio viene ricordato col nome di “Onta della Settima Luna”, poiché si verificò sette giorni esatti dopo la morte del khan, ed alludendo al fatto che il sangue versato fosse così tanto da imbrattare anche la volta celeste. La crisi cessò inaspettatamente però dopo solo un giorno, quando i due sciamani sopravvissuti consegnarono a Brugtur la testa del loro presunto padre, un evidente atto di sottomissione e riappacificazione. Riaffermando il potere saldamente nelle mani del khan e degli sciamani, Brugtur ebbe facilmente ragione dei dissidenti, ritornando a guidare il clan con rinnovato vigore.
Di fatto, se le confessioni dei prigionieri sono attendibili, Gork-Krish-Bretà è ora uno dei clan più grandi e potenti che l'Impero abbia conosciuto, ed una seria minaccia alle nostre terre. Ne è prova la determinazione, la ferocia e l'incrollabile fede nella profezia del Kah, con cui hanno disceso il Làzward, subendo solo minime perdite prima di essere fermati a Ponte Rosso.