a cura di Mo, archivista e scriba.
Le cronache riportano che il primo nucleo della Colonia Penale di Belcadiz fu fondato nell'ormai lontano 139 d.s., su una piccola isola montuosa a poche leghe dalla costa dell'estrema punta nord della penisola omonima. La Colonia era un luogo costruito appositamente per dimenticarci le persone, chi vi entrava sapeva che non c'era possibilità di appello o di fuga; Belcadiz era troppo lontana anche per le amnistie.
Costruita in una posizione invidiabile la Colonia era una fortezza inespugnabile, circondata da irte scogliere di nuda roccia a farle corona. Le fortissime correnti marine rendono la navigazione intorno all'isola estremamente pericolosa: l'accesso all'unico approdo, protetto da una insenatura, è un labirinto di secche e scogli affioranti. Insomma, nessuno poteva entrare o uscire senza conoscere alla perfezione i fondali antistanti il porticciolo, e solo pochi capitani della Federazione li conoscevano.
Poco dopo la sua fondazione, oltre ad ospitare i criminali più feroci ed abbietti, la Colonia cominciò ad essere utilizzata come campo di prigionia per gli elfi catturati durante la Guerra delle Razze. Le cronache riportano chiaramente che molte delle tensioni che resero difficili le trattative di pace riguardavano proprio la restituzione dei prigionieri di Belcadiz, avvenuta solo in parte. La Federazione ha sempre mantenuto una posizione di diniego in merito alla possibilità di trattenere ancora prigionieri elfici, ma, stando anche alle testimonianze di quei prigionieri che invece poterono far ritorno a casa, probabilmente aveva preferito far sparire alcuni personaggi troppo scomodi per la politica o militari segnalati come potenzialmente troppo pericolosi in eventuali scontri futuri.
Per circa due secoli e mezzo la Colonia sopravvisse senza grossi clamori; la lontananza dal governo centrale confederato rendeva la Colonia il luogo ideale in cui deportare dissidenti ed avversari politici, oltre naturalmente ai comuni criminali, ma allo stesso tempo ne rendeva estremamente complicata e poco desiderabile la gestione. In breve la Colonia di Belcadiz venne trasformata da luogo di massima reclusione, come era stata inizialmente progettata, a luogo di confino, al cui interno si poteva godere di una certa libertà, seppur molto limitata. D'altronde, dato il crescente numero di confinati ed il progressivo alleggerirsi del contingente di guarnigione, non era più in alcun modo possibile mantenere uno stretto controllo senza correre seri rischi di rivolte, che comunque non mancarono seppur sempre di entità limitata.
Alla fine del quarto secolo la Colonia fu completamente abbandonata dalla Federazione. Cominciava il Periodo dei Disordini, e la Federazione aveva ben altro di cui preoccuparsi. L'ultimo trasporto registrato di prigionieri alla Colonia di Belcadiz risale al 405 d.s. (si trattava di dissidenti politici tra i più pericolosi avversatori di Labell da Thai Cristall), anche se ormai l'Impero non aveva in pratica più nessun controllo sulla Colonia.
I prigionieri di Belcadiz semplicemente vennero abbandonati a loro stessi, probabilmente nella speranza che in quell'ambiente ostile non sarebbero sopravvissuti a lungo. Ma così non fu. Nonostante le differenze di razza, cultura ed estrazione sociale, gli ex galeotti riuscirono a superare le difficoltà iniziali, ed a dare vita al primo, ed unico finora, esempio di società completamente liberale. Ufficialmente è del 410 d.s. l'autoproclamazione della città stato di La Gao, nata e sviluppatasi intorno al nucleo della vecchia colonia penale. Di pochissimi anni dopo, precisamente del 417 d.s. è un documento che contiene una richiesta di intervento indirizzata al duca di Kaszar da parte della locale lega mercantile, in cui si parla esplicitamente dei pirati di La Gao, “omeni bruti et ferocissimi”, come vengono definiti, evidentemente già una seria preoccupazione per i mercantili.
Negli anni successivi i pirati di La Gao divennero un problema serio per le zone costiere a sud di Iolia. I villaggi costieri e spesso anche i mercantili venivano fatti regolarmente preda di incursioni, costituendo l'unico sostentamento possibile per gli abitanti della città stato di La Gao. Le loro navi erano poco più che dei gusci di noce, spesso inadatte a tenere il mare, e gli equipaggi, molto variegati, non sempre erano costituiti da marinai esperti. Tuttavia il ferocissimo odio che tutti loro nutrivano verso l'Impero, ed il desiderio di rivalsa, li fece diventare sempre più temerari, e sempre più pericolosi. Nel 431 d.s. il principe Shawm emise un editto col quale ordinava che tutti i villaggi di buona parte della costiera meridionale della terza provincia fossero abbandonati. Un evidentemente infelice tentativo di togliere qualunque fonte di sostentamento ai pirati, che per tutta risposta invece si dedicarono con maggiore accanimento alle rotte mercantili tra il nord ed il sud dell'Impero.
Le navi pirata aumentarono in dimensione, numero ed armamento, rivelando fino in fondo quanto la marina militare imperiale fosse inadeguata a difendere i bastimenti. I registri della tesoreria imperiale riportano lo stanziamento di ingenti somme di denaro per pagare navi mercenarie, in un certo senso simili ai contemporanei corsari, che erano appositamente ingaggiate per dare la caccia ai pirati di La Gao (soldi che per la maggior parte andarono a riempire le casse della provincia insulare di Porto Telheiras). La reazione dell'impero, indebolito anche dagli scontri per l'incerta successione, arrivò comunque in ritardo: tra alti e bassi il fenomeno divenne solo in parte sotto controllo nei due secoli successivi.
Nell'anno 669 d.s. l'imperatore Nicolas Crystall Rowen decide che è arrivato il momento di dare un segno forte alla Lega Mercantile. Una considerevole flotta viene messa insieme per sferrare quello che dovrebbe essere l'attacco definitivo alla roccaforte di La Gao, per assicurare una volta per tutte le rotte mercantili e consolidare così l'economia dell'Impero. Il comando della flotta viene affidato all'ammiraglio Agamenus Wobinski, che conta di sfruttare un pirata di nome Ar-Hoa-Ja-Bad, catturato durante un arrembaggio e costretto tramite tortura a tradire i suoi compagni, come guida per far superare alla flotta le difese naturali del porto di La Gao. La spedizione sembra destinata al successo, ma quando Ar-Hoa-Ja-Bad si rende conto che l'intenzione dell'ammiraglio è quella di saccheggiare e dare alle fiamme l'intera città con tutti i suoi abitanti (compresa la sua famiglia) decide di guidare la flotta proprio nel punto in cui i fondali sono più pericolosi. La soddisfazione dell'ammiraglio Wobinski di impiccare il pirata all'albero più alto dura poco, giacchè la sua nave affonda con la chiglia squarciata dagli scogli, ed il resto della flotta è pericolosamente sul limite di arenarsi.
L'affollamento nella stretta insenatura che conduce al porto è tale che le navi dell'Impero si impediscono l'una con l'altra di manovrare, e diventano facile preda per le artiglierie di La Gao, sottovalutate con eccessiva leggerezza. L'attacco si risolve in un disastro completo, e la flotta imperiale è costretta non solo a ritirarsi di gran lena, ma ad abbandonare diverse navi. In molti sono convinti che questa disfatta sia uno degli eventi chiave che portarono alla prima proclamazione di autonomia della Repubblica, che contava appunto sulla manifestata inferiorità della marina imperiale.
Da quel momento le navi pirata di La Gao cominciano però a dover fare i conti anche con le navi della Repubblica. I pirati perlustrano le rotte commerciali repubblicane ed assaltano sistematicamente i suoi vascelli mercantili ad ogni opportunità, poichè prede potenzialmente più ricche di quelle imperiali. Ma la reazione questa volta non è tardata ad arrivare. Sono di quest'anno le notizie sulla nuova strategia militare adottata dalla marina repubblicana, che punta all'accerchiamento ed al blocco delle postazioni invece che ad uno scontro frontale, utilizzando navi leggere e veloci come fregate e corvette piuttosto che galeoni o vascelli. Strategia che sembra stia dando in breve tempo buoni risultati.
E' probabile che l'esito di questa guerra contro i pirati sarà anche la chiave che determinerà l'esito del braccio di ferro per la supremazia commerciale che si è instaurato tra l'Impero e la Repubblica Marinara.
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In conclusione, per quanto i pirati siano abili e potenti, bisogna evitare però di dare la sensazione che abbiano il controllo assoluto dei mari e degli stretti principali, altrimenti i commerci comincerebbero a passare via terra modificando enormemente gli equilibri complessivi dell’Impero. Possiamo dire che costituiscono un grosso problema, ma non potrebbero ad esempio attaccare una flottiglia militare con equipaggi della marina: di fronte a questi spiegamenti non possono far altro che scappare. Il paragone lo farei con la guerriglia via terra: i pirati sono più deboli, ma non sono localizzabili, si nascondono e attaccano solo quando sicuri di vincere.
Ultimo punto riguarda la possibilità di inserire un quarto incomodo di cui però si potrebbe tenere conto: nel documento sulla razza degli orchi è specificato che alcuni degli orchi occidentali si sono evoluti a sufficienza da andare per mare (eventualmente i Thindariti?) e in alcuni casi sembra abbiano puntato a sud superando il capo meridionale del continente e poi insediandosi all’interno dei Golfi di Mediaterre (il mare interno di sud est). Anche in questo caso si tratta di pirati: volendo possono essere ignorati per non complicare ulteriormente le cose, ma pensavo fosse il caso di ricordarne la presenza.