Monaci e Samurai
Ricostruire la storia della nascita delle “arti marziali” è compito difficile. Queste discipline infatti furono concepite dalle popolazioni orientali nel vecchio continente e sia la Guerra per la Vita che la successiva diaspora verso le terre di Elenbar hanno impedito ai documenti di quei periodi di arrivare fino ai nostri giorni.
La realtà è stata così contaminata dalle canzoni e dalle leggende che narravano di avvenimenti e personaggi a loro volta mistificati volontariamente da alcuni maestri per poter vantare tradizioni antiche e illustri. Non di rado si presentano più versioni contraddittorie o complementari degli stessi eventi e chi voglia tentare una ricostruzione non ha altra possibilità se non quella di affidarsi all’intuito e alle leggende più diffuse.
Periodo precedente alla Guerra per la Vita.
Le arti marziali vengono di solito fatte risalire ad una forma di combattimento molto violenta, oggi praticata come rituale, in cui i contendenti indossavano copricapi cornuti nel tentativo di trafiggersi. E’ tradizione ritenere che questa forma di combattimento sia nata ai tempi del mitico Huangdi (ventisettesimo secolo p.s.) noto anche come autore de “Il Canone di Medicina Interna” (Neijing), raccolta di studi sull’anatomia umana fondamentali allo scopo di guarire così come a quello di ferire.
I primi combattimenti effettuati a mani nude sono stati raffigurati su alcuni oggetti fatti risalire ad un periodo che varia tra l’undicesimo ed il terzo secolo prima dello sbarco. Ad uno scrittore in particolare, Chou, è attribuito il “Libro dei Riti” nel quale si trova una descrizione puntuale di scontri di pugilato, lotta, scherma e tiro con l'arco. Diversi studi sul linguaggio utilizzato nel “Libro dei Riti” hanno portato alla conclusione che questo sia stato scritto e corretto a più riprese per molti decenni; è quindi probabile che sia stato steso da più autori e che abbia finito con il rappresentare costumi appartenuti a più periodi diversi.
Altra figura leggendaria nella storia delle arti marziali è quella del maestro Mo Ti. Si trattava in effetti di un mercenario a capo di un gruppo di cavalieri erranti “Yu Hsie” abili nelle Arti Marziali. Narrazioni sui combattimenti condotti dal Maestro Mo Ti collocano questa figura al terzo secolo prima dello sbarco in un periodo in cui molte fazioni avverse si fronteggiavano in battaglie continue di piccole e medie dimensioni, spesso di carattere religioso. Non sorprende quindi che mercenari quali i cavalieri “Yu Hsie” fossero molto richiesti dai grandi proprietari terrieri perennemente in lotta.
Secondo alcuni a questo tipo di mercenari si deve la prima forma di tempio dedicato all’insegnamento delle speciali discipline di lotta marziale. Quando infatti un gruppo di cavalieri Yu Hsie era sconfitto, i superstiti si rifugiavano in luoghi isolati per sfuggire alla morte e poter riprendere la pratica delle loro arti di combattimento, migliorandosi. Spesso accadeva che i fuggiaschi fossero accolti da templi costruiti sulle montagne lontano dai centri cittadini e così nacque la commistione tra le tecniche di combattimento e la preghiera come metodo di meditazione e concentrazione. Una seconda versione invece vede i monaci come primi fautori dell’apprendimento delle arti marziali da affiancare alle pratiche meditative e alle preghiere. La ragione in questo caso andrebbe ricercata nella necessità dei monaci di proteggersi durante i loro pellegrinaggi da banditi e dalle bande di mercenari quali appunto gli Yu Hsie.
Che siano stati i monaci ad influenzare i combattenti mercenari o che invece sia stata una necessità di difesa dei monaci stessi, non vi sono molti dubbi che durante il terzo secolo prima dello sbarco siano nate le prime forme di tempio dedicato all’insegnamento delle arti marziali. Il passo segnò la decisiva rivoluzione di queste forme di combattimento: prima della nascita del Tempio infatti, le arti marziali erano tramandate di padre “ZiFu” in figlio o insegnate a piccoli gruppi d’adepti. Questo tipo di addestramento era causa di una forte frammentazione di stili, tecniche e singoli colpi: l’istituzione del tempio ebbe come prima funzione quella di strutturare e riorganizzare le discipline principali.
A cavallo tra il secondo ed il terzo secolo prima dello sbarco possiamo collocare l’ultimo personaggio leggendario del periodo a cui ci si sta riferendo. Si tratta del medico Hua To (o Ta Mo) che la tradizione popolare vuole come l’inventore del “gioco degli animali” ovvero una serie di esercizi fisici volti ad imitare i movimenti che in natura gli animali compiono per predare o per difendersi dai predatori. I movimenti descritti da Hua To costituiscono posizioni e colpi di base per tutti gli stili del combattimento delle arti marziali e sono studiati ancora oggi per comprendere le origini delle tecniche contemporanee.
Il secondo ed il primo secolo Prima dello Sbarco.
L’evoluzione delle tecniche di combattimento subì una brusca battuta di arresto con l’inizio della Guerra per la Vita. Quanto non fu fisicamente distrutto negli scontri delle divinità non riuscì comunque a superare la terribile miseria che colpì tutto il continente nel secolo successivo alla Guerra.
Città e nazioni furono costrette alla migrazione abbandonando le proprie terre natie nella speranza di trovare territori fertili in cui poter ricostruire una esistenza dignitosa. I Governi degli uomini così come quelli dei nani, fioriti su terre ricche e fertili, caddero impotenti colpiti da una multi decennale carestia che non accennava a terminare. Le popolazioni decimate si spostarono sulle coste occidentali e da qui si prepararono alla diaspora oltre il mare Oceano, verso la terra degli Elfi, Elenbar, la cui stessa esistenza era stata fino ad allora ignorata.
Le discipline delle arti marziali stavano velocemente regredendo a forme più rozze volte alla sola difesa personale ed i grandi maestri di un tempo si fondevano sempre più con le leggende che dalle loro imprese erano nate. In questo periodo, prima della scoperta dell’esistenza di Elenbar, esattamente nell’anno 53 p.s. si colloca forse l’evento più importante nella storia delle arti marziali: si tratta dell’arrivo sulle coste occidentali del vecchio continente del prete Dataima, uno degli ultimi sacerdoti del morente Culto di Astendar.
Dataima, conosciuto con molti altri nomi in quel crogiolo linguistico che furono le città sulle coste occidentali nei decenni immediatamente precedenti allo sbarco, fu anche a ragione soprannominato l'“illuminato”. Di origine nobile, proveniva dalle terre meridionali del vecchio continente ed era un profondo conoscitore sia delle tecniche di meditazione ascetica che dell'arte al tempo nota come “la tecnica di maneggio delle armi”, praticata dalle caste guerriere del suo popolo.
Ancora giovane, Dataima entrò in contatto con alcuni monaci esperti nelle arti marziali e decise di utilizzare le loro conoscenze alla luce della sua nuova concezione religiosa volta all’ascesi spirituale. Questa corrente di pensiero è all’origine dell’attuale culto dell’ “illuminazione di Astendar” ed è grazie ad essa che le arti marziali si sono trasformate e salvate giungendo fino al nostro presente.
Sul piano che interessa strettamente il combattimento, a Dataima sono fatti risalire alcuni esercizi fisici destinati a rinvigorire i monaci provati dalle lunghe sedute di meditazione. Gli esercizi consistevano sia in particolari “Asanas” (posizioni) usate per la meditazione ascetica, sia in una nuova ed originale tecnica di combattimento nota come “le 18 mani di Astendar”.
Molti monaci e combattenti si unirono all’“illuminato” con lo scopo di ricostruire gli antichi stili delle arti marziali di cui erano portatori o per delinearne di nuovi. Le pratiche di ascesi spirituale conferivano a chi le praticava una serenità interiore in profondo contrasto con l’animo di disperazione che dominava in quel periodo nelle menti delle popolazioni. Anche per questo motivo molti discepoli raggiunsero i monaci facendo sì che le tecniche di combattimento fossero di nuovo tramandate nella loro complessità ed interezza.
Alla morte di Dataima, la sua eredità fu raccolta in particolare da uno dei suoi discepoli, il suo nome era Hana-Bi, “fiori di fuoco”. Si tratta dell’autore di tre tomi fondamentali per le arti marziali che egli stesso sostiene di aver scritto raccogliendo e riportando fedelmente ciò che il Maestro gli aveva insegnato. I primi due sono trattati anatomo-fisiologici: l'“I Chin Ching”, trattato sul movimento dei tendini e lo “Hsi Sui Ching”, trattato sul lavaggio del midollo osseo. Il terzo, che prende il nome di “il Codice” o “la Via”, è una lunga raccolta di massime ed aforismi attribuiti a Dataima e scritto con buona approssimazione qualche anno prima dello sbarco.
Dopo lo Sbarco, fino al periodo dei disordini.
Potendo basarsi sul Codice scritto, i discepoli di Dataima si separarono e si imbarcarono sulle navi dirette nelle nuove terre con la ferma volontà di fondare dei templi grazie ai quali iniziare una nuova tradizione.
Due di questi in particolare avrebbero segnato la storia delle arti marziali: il primo faceva capo allo stesso Hana-Bi, che riuscì a fondarlo all’interno della nascente città di Iolia poco prima della sua morte improvvisa (avvenuta nel 9 d.s.). Il secondo fu fondato probabilmente nel 5 d.s. da un discendente di Dataima del quale è stato tramandato molto poco: questi decise di stabilirsi nell’isola di Fresage sui monti vicini a quella che sarebbe diventata in seguito la città di Porto Telheiras.
Il tempio fondato dal discendente di Dataima era distante dalla città, circondato da una foresta: per questo motivo fu chiamato dai suoi monaci “Tempio SiLum” (il significato letterale del nome è “giovane foresta”). Il nome SiLum si impose e superò il suo significato specifico indicando oggi non solo i templi di quel genere, ma anche il tipo di discipline che in quei templi erano praticate ed insegnate.
Il compito che si prefissero in un primo periodo i monaci del tempio SiLum edificato sull’isola di Fresage, fu quello di continuare l’opera ideale iniziata da Dataima. Si adoperarono quindi nel cercare di raccogliere documenti, storie e testimonianze tramandate oralmente per ricostruire l’evoluzione delle tecniche di combattimento ed in questo modo ricomporre quelle che si riteneva fossero state modificate. Accadde così che il monastero iniziò la sua lunga tradizione di rifugio per poeti ed artisti, ma anche per briganti pentiti e guerrieri convertiti, combattenti che ebbero modo di confrontare le proprie conoscenze con le pratiche dei monaci.
Il tempio voluto da Hana-Bi si trovò al contrario immerso in una realtà in fermento, all’interno di quella città in rapida crescita che presto sarebbe diventata la Capitale della Federazione. Alla morte di Hana-Bi, il controllo passò al monaco Nikita Hideo (esattamente dall’anno 9 d.s all’anno 22 d.s.) che vedeva nel Codice e nell’ascesi spirituale l’unica possibilità di salvezza del genere umano e di tutte le razze semiumane; partendo da questo assunto, egli concluse che chi non avesse seguito la Via rappresentava una seria minaccia.
Hideo chiuse il monastero ai rapporti con l’esterno per dieci anni durante i quali si addestrò ed addestrò un centinaio di monaci che avrebbero dovuto “istruire” al Codice altrettante persone nel corso della loro vita ed eliminare chiunque non accettasse il destino che gli era stato assegnato. Passati i dieci anni le porte del tempio si aprirono ed i seguaci di Hideo si sparsero tra i piccoli paesi e le città che erano velocemente sorte sotto la forte spinta migratoria.
Nell’anno 22 d.s. una Istituzione sorta appositamente per contrastare le azioni dei monaci di Hideo e che gettò le basi del futuro Governo Confederale, incriminò il Maestro ed il suo Ordine per omicidio plurimo (ai monaci furono ricondotti diverse decine di omicidi compiuti in soli tre anni).
Hideo fu costretto a fuggire con molti dei suoi e la costruzione di altri Templi SiLum nella città Capitale fu vietata fino a quando, quattro secoli più tardi, il primo Imperatore non decise che era ormai tempo di riaprire la città agli insegnamenti SiLum.
Nell’anno 25 d.s. Hideo fu catturato e giustiziato nella piazza centrale di Iolia come monito, ma nonostante fossero privi del loro capo, i suoi seguaci continuarono a perseguire il proprio scopo con scientifica precisione e solo dopo molti altri anni l’ordine, ormai passato alla totale clandestinità, fu considerato distrutto con un editto del Governatore della Confederazione (nell’anno 137 d.s.) e venne dimenticato.
Il Monastero che faceva capo al discendente di Dataima, invece, non fu toccato dall’ondata anti-monacale che seguì allo scandalo del 22 d.s. grazie alla prudente scelta geografica del suo fondatore. Intorno alla fine del primo secolo dopo lo sbarco, i monaci ritennero di aver raggiunto un livello soddisfacente nella raccolta dei dati sul passato delle arti marziali, per cui l’unico tempio SiLum rimasto si aprì al mondo esterno cercando di insegnare alla popolazione, senza mai obbligare, non solo il Codice etico, ma anche la Filosofia che dal codice trae fondamento.
Quaranta anni più tardi, al termine della guerra delle razze (141 d.s.) Aaron Bushido, uno dei membri più influenti del Monastero di Fresage, rimase disgustato dal comportamento degli uomini che, privi di memoria, ricadevano sempre nell’errore del conflitto e della guerra. Egli fu portato a riflettere sulla vera natura di tutti gli esseri mortali, tra i quali non vedeva chi potesse a ragione considerarsi onorevole e senza colpa nelle recenti battaglie.
Il Maestro decise allora che non era possibile insegnare il codice alla maggior parte dei mortali e che questo dato doveva essere accettato come una realtà ineluttabile: solo chi avesse dimostrato di essere degno poteva sperare di iniziare l’apprendistato SiLum. Concluse le proprie riflessioni, Bushido partì alla volta della Sierra Lucente per fondare sulla cima di una di quelle alte ed inviolate montagne una Scuola Monacale diversa da quella in cui era cresciuto: il monaco portò con sé diversi suoi adepti e si fermò in quella che oggi è la piccola città di Tai-Pei a oltre 2000 metri di quota dove iniziò la costruzione del Monastero del “Cigno”.
Il nuovo ordine Monacale non cercava contrasti con quello più antico fondato sull’isola e allo stesso modo seguiva il Codice steso da Hana-Bi, ma si faceva portatore dell’idea che la via dell’ascesi spirituale doveva essere conseguita con un distacco tale da sfociare nell’indifferenza completa rispetto a quanto stesse avvenendo all’esterno del monastero.
Dal periodo dei disordini ad oggi.
A partire dall’anno 371 d.s., per poi culminare nei tre decenni successivi al 405 (anno della nomina ad imperatore di Labell da Thai Crystall) si verificò un degrado del controllo del Governo Confederato centrale sulle province e sui maggiori feudatari.
In principio il fenomeno era limitato a scontri di minore entità tra i ducati appartenenti a province lontane dalla capitale, ma la situazione degenerò in pochi anni fino a quando nell’estate del 401 d.s. i ducati di Thivel e di Rupescissa dichiarano di non voler più rispondere all’autorità delle Federazione interrompendo il pagamento delle decime verso la Capitale.
La situazione non parve migliorare con la nascita dell’Impero: in soli tre decenni ben cinque province dichiarano la loro indipendenza mostrando come fosse effettivamente possibile riuscire a costituirsi in Stato autonomo. Una percentuale sempre maggiore di duchi ritenne di non dover più rispondere al governo centrale di Iolia, contando sull’apparente sgretolamento dell’esercito confederato, ora esercito imperiale, che da poco aveva subito il distacco delle legioni dei nani. Le molte cronache del periodo riportano anche la nascita di regni dalla brevissima durata ad opera di Nobili che per pochi anni o addirittura pochi mesi si erano nominati re del proprio feudo.
Il momento peggiore si raggiunse quando i Governatori di Provincia si trovarono nell’incapacità di gestire il proprio territorio perché coinvolti nelle lotte conseguenti alla nomina del successore del Primo Imperatore. Labell da Thai Crystall era morto nel 423 d.s., ma furono necessari quasi dieci anni perché si stabilizzasse una scena politica altrimenti dominata dalla rapida successione di imperatori non riconosciuti e pretendenti al trono appoggiati da una fazione e osteggiati dalle altre.
Durante tutto il periodo qui delineato, i ducati che potevano contare su di una cavalleria più forte o fedele o in grado di armare un vasto gruppo di mercenari si scontrarono tra loro per la supremazia su territori sempre più vasti riconfigurando gli assetti secolari stabiliti alla formazione della Federazione.
In questo contesto alcuni fuoriusciti dai monasteri SiLum, in gran parte provenienti da Tai-Pei, svilupparono un vecchio testo minore: il Kyuba no michi (Via del Cavallo e dell'Arco), raccolta di precetti sul valore dei guerrieri in combattimento attribuita a varie fonti tra cui anche Dataima. L’elaborazione del testo originale sfociò in una serie di regole e convenzioni che prese il nome di Bushido (o “Via del Guerriero”) in onore del fondatore dell’Ordine monastico del Cigno a cui i nuovi maestri itineranti dichiaravano di ispirarsi pur contravvenendo alla sua Regola dell’isolamento (una raccolta recente di questi insegnamenti è rappresentata dal testo noto come Hagakure).
Questi nuovi maestri presero il nome di Samurai e fecero del Bushido un codice che regolasse la condotta e i valori a cui attenersi in battaglia. Volendo riassumere la filosofia espressa nel codice Bushido, è possibile individuare due temi fondamentali: il senso del dovere e la “libertà dalla paura”. Nel testo si afferma che il Samurai deve convivere con l’idea della morte e che questa consapevolezza rappresenta l’unica via per la serenità e la forza indispensabili per servire il maestro o il Daimyo (feudatario) fedelmente, a costo della vita se necessario.
I Samurai sorsero in pochi anni come mercenari al servizio dei grandi feudatari durante le continue battaglie per estendere i propri domini fra le principali casate dei ducati di Thivel, Finsterniss, Lorana, Bremagne, Therion, Rupescissa e Norrvik (tutti ducati relativamente vicini al tempio di Tai-Pei) e si diffusero velocemente grazie alla straordinaria abilità che dimostravano. In seguito ai favori resi ai nobili cui si legavano, alcuni Samurai vennero insigniti del titolo di Cavalieri Imperiali (il termine Samurai sta a significare proprio Cavaliere): si trattava allora come oggi di guerrieri esperti sia nei combattimenti a cavallo che a piedi che si esercitano ad affrontarsi armati e disarmati.
L’evoluzione delle tecniche di combattimento avvenuta nei circa sessanta anni che vanno come detto dal 371 d.s. al 435 d.s. fu decisamente rapida: in un primo tempo i Samurai seguivano fedelmente il Kyuba no michi ed erano specializzati nei combattimenti a cavallo con arco e frecce. Non cercavano la mischia con il nemico e di conseguenza le spade erano usate di rado o unicamente per decapitare i nemici. In breve tempo però l’utilizzo di lance, picche, alabarde e naginata (una alabarda con la lama molto arcuata) fu introdotta per resistere agli assalti della cavalleria pesante; i piccoli gruppi di fanteria divennero fondamentali nelle battaglie e così ebbero nuova vita le tecniche di combattimento con le spade, il cui uso fu filosoficamente esaltato nel Bushido.
Oggi un samurai porta due spade (daisho): una lunga, e l'altra corta. La spada lunga (daito - katana) supera i 60 cm, quella corta (shoto - wakizashi) misura tra i 30 ed i 60 cm: solo in tempi recenti si è giunti alla forma attuale della spada samurai, con lama curva e affilata solo su di un lato.
Prima di concludere questo breve resoconto della evoluzione delle arti marziali, è necessario fare menzione di due ultime figure, entrambe vissute nel sesto secolo dopo lo sbarco, importanti per comprendere lo stato attuale di queste forme di combattimento.
La prima è quella dell’eremita Cheng Salm Fung (o Chan San Feng), che visse per lungo tempo sulle piccole isole a nord di Fresage: egli codificò le basi di quello che divenne il principale stile della classe appartenente alle cosiddette Tecniche di Combattimento Interno (Nei Jai). Secondo questo stile è necessario utilizzare l’energia interna del corpo per poter eseguire i movimenti ed i colpi, piuttosto che la forza muscolare. Le sue ricerche, rielaborate dai suoi successori, hanno permesso la nascita dello stile Quan.
La seconda figura si dedicò invece ad una nuova elaborazione delle Tecniche di Combattimento Esterno, ovvero la forma classica di combattimento che puntava sulla forza fisica più che sull’energia spirituale, il suo nome era Chuen Yuan (o Kwok Yuen). Egli era divenuto monaco SiLum nel Tempio di Fresage e si rese conto che buona parte degli stili e delle tecniche che i monaci avevano pazientemente ricostruito dal passato potevano essere ricondotti a dei gruppi principali. Dai molti stili zoomorfi nati nella direzione indicata da Hua To, Chuen Yuan riuscì a estrarre 72 tecniche principali da cui a suo modo di vedere le altre traevano origine con delle varianti. Ancora insoddisfatto, si mise alla ricerca di un maestro di arti marziali al di fuori delle mura monastiche.
In una delle province meridionali dell’Impero, egli incontrò due Maestri: Pai Yu Feng e Li Chieng i quali accettarono di aiutarlo nella sua opera di riduzione. I movimenti furono così aumentati a 170 e suddivisi in cinque stili, divenendo così la nuova base della scuola esterna nota con il nome di SiLum Yuan. Nel rispetto della tradizione, i cinque nuovi stili SiLum, nati dalla riduzione dei precedenti, furono anch’essi associati per via delle posizioni e dei movimenti a cinque animali: Tigre, Drago, Leopardo, Gru, Serpente. Al termine del suo lavoro Yuan ritornò al monastero e proprio in questo periodo, i monaci ebbero la reputazione di essere invincibili.
Principali Ordini monastici descritti
Ordine monastico della Pantera
Gruppo monacale fondato da un discendente di Dataima di cui si è perso il nome: il Monastero Centrale si trova nell’isola di Fresage (attuale repubblica Marinara). Testo fondamentale “Il Codice” o “la Via” scritto da Hana-Bi riprendendo fedelmente gli insegnamenti di Dataima. Cercano di influenzare la società direttamente dando il buon esempio ed adoperandosi in prima persona per una ascesi spirituale e materiale.
Insegnano alcune pratiche di meditazione e contemplazione SiLum a chi lo chieda, ma il vero e proprio addestramento è riservato ai soli membri del tempio. Il monastero è il centro da cui partono tutte le direttive ai singoli aderenti.
Ordine monastico del Cigno
Fondato da Aaron Bushido vede a Tai-Pei il suo Monastero principale. Testo fondamentale “Il Codice” o “la Via” scritto da Hana-Bi riprendendo fedelmente gli insegnamenti di Dataima. Credono e praticano l’isolamento mentale e materiale dal resto del mondo come metodo principale per l’ascesi spirituale: insegnano le pratiche SiLum solo a chi si sottopone all’addestramento (più duro che negli altri Ordini), gli esterni al tempio sono di solito trattati con totale indifferenza. Chi abbandona le loro scuole non ha il diritto a conoscere niente più di quello che non abbia appreso durante l’addestramento sebbene l’ordine sia sempre disposto ad aiutare spiritualmente chi tra questi lo richieda espressamente. Una volta terminato l’addestramento il singolo Monaco può, se lo vuole, abbandonare il Tempio e seguire la propria Via a patto di rispettare sempre gli insegnamenti appresi. Nella maggior parte dei casi tuttavia resta un solido legame tra i singoli monaci, l’Istituzione del Tempio ed i Maestri.
Ordine monastico del Lupo
Guidati un tempo da Nikita Hideo sono poi spariti perché la loro idea era quella di imporre il Codice: chi seguiva le regole della filosofia SiLum era giusto e non andava toccato, ma tutti gli altri dovevano convertirsi al nuovo ordine morale o sarebbero stati considerati pericolosi e quindi uccisi. Se ancora esistente, non se ne conoscono metodi e luoghi di azione.